Adam Smith

Kirkcaldy, 5 giugno 1723 – Edimburgo, 17 luglio 1790, Regno Unito

Secondo quanto esposto nella “Teoria dei sentimenti morali”, Adam Smith ritiene che la vita morale dell’individuo è strettamente legata alla sua vita sociale secondo la “simpatia” che è la facoltà dell’uomo di valutare l’agire di sé stessi e di quello degli altri. Ciò comporta la capacità potenziale di guardare a sé stesso come ad oggetto di valutazione morale attraverso un “io” oggetto di osservazione di valutazione morale ed un “io” spettatore delle proprie azioni. La teoria morale di Smith si fonda sul presupposto di un’armonia universale per cui tutti gli uomini concordano nelle loro valutazioni morali. Tale concezione morale è alla base della teoria economica di Smith esposta nella “Ricerca sulla natura e le cause della ricchezza delle Nazioni”, in cui egli afferma che il bene collettivo è perseguibile come risultato dell’insieme di spinte individualistiche di ciascuno, cioè del proprio interesse individuale. Cardini della teoria economica di Smith sono le sue speculazioni intellettuali sulla divisione del lavoro e sulla formazione del capitale, che danno una spiegazione razionale agli esordi del capitalismo liberale, aprendo la strada a successivi studi sullo sviluppo economico della società civile per una migliore distribuzione della ricchezza.
Bibliografia: PERONE-FERRETTI-CIANCIO “STORIA DEL PENSIERO FILOSOFICO”
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