KIERKEGAARD SOREN

Amsterdam, 24 novembre 1632 – L'Aia, 21 febbraio 1677, Olanda Copenhagen 1813- Copenhagen 1855
 
Per Kierkegaard l’esistenza individuale può essere compresa considerando le categorie della possibilità della scelta e della libertà. Contro l’astrattezza e la provvisorietà dell’antitesi egli pone l’accento sulla forza e la possibilità della negazione. Nessuna sintesi riesce a cogliere l’esistenza individuale. L’individuo nella sua concretezza è il singolo, cioè l’uomo, che si assume la responsabilità e la scelta della sua vita senza attendere una risposta da un sistema che annulla la sua particolarità e la sua libertà. Le scelte di vita che si offrono al singolo sono 3: lo stadio estatico, lo stadio etico e lo stadio religioso. L’esteta è colui che vive con immediatezza la pienezza dell’istante e sa cogliere possibilità di godimento dalle circostanze più impreviste. Un esempio di esteta è Don Giovanni il seduttore, che fa dell’amore il centro della sua vita e che coglie in ogni donna uno spunto poetico. Altri modi di vivere da esteta sono quelli caratterizzati dall’arte di saper mutare con la fantasia le occasioni di godimento, di saper trasformare poeticamente tutto quello che si incontra annullando il ricordo spiacevole o il rimpianto. In tal modo l’esteta mette a servizio della sua concezione di vita la bellezza, la ricchezza, il suo talento intellettuale. La immediatezza, l’esteriorità e la mutevolezza caratterizzano la vita dell’esteta. Nello stadio estetico non è possibile né scelta autentica né libertà. Non la scelta, poiché l’esteta lascia che le circostanze decidano per lui; non la libertà, poiché è il caso ad operare le scelte. La disperazione avvertita dall’esteta è il segno del fallimento della sua concezione di vita. Lo stadio etico è uno stadio superiore che l’esteta raggiunge quando la disperazione lo induce ad operare un mutamento radicale della sua esistenza nel momento in cui egli non considera la disperazione stessa come considerazione della vanità del tutto ma come situazione che riguarda lui soltanto. L’uomo sposato è il modello della vita etica, dal momento che l’uomo sceglie assolutamente sé stesso ed accetta la ripetizione, cioè la possibilità di riconfermare il passato e di volgersi verso una ripresa in avanti ed implica la serietà della vita. Il passaggio allo stadio religioso si ha quando l’uomo etico è colto dall’angoscia, poiché ha perso la sua personalità e la sua autonomia, e dal pentimento, che mostra i limiti dell’etica. Il pentimento richiede la solitudine dell’uomo di fronte a sé; la possibilità di affermarsi come singolo è la scelta di porsi davanti a Dio che richiede il salto della fede.
Bibliografia: PERONE-FERRETTI-CIANCIO “STORIA DEL PENSIERO FILOSOFICO”
INDIETRO