GIOVANNI DUNS SCOTO ERIUGENA

Per Scoto tra fede e ragione e quindi tra religione e filosofia vi è coincidenza. L’autorità che la ragione è tenuta a seguire è quella della Sacra Scrittura. Alla ragione umana spetta la ricerca del quia (che è) ma è preclusa quella del quid (che cos’è) cioè dell’esistenza della realtà ma non dell’essenza, dell’esistenza di Dio ma non del suo significato ultimo. Scoto salva l’assoluta trascendenza di Dio, come afferma la teologia negativa, ma afferma al tempo stesso il valore della ragione umana, predicato dalla teologia positiva. In altri termini i concetti riferiti a Dio non dicono ciò che Dio è ma esprimono semplicemente l’esserci di Dio. L’unico modo per esprimere l’essenza (il quid) è quello per cui ogni attributo divino deve essere preceduto da “Super”, esprimendo così il modo di essere di Dio (ad esempio “sovraverità”, “soprabontà”, “superessenza”). Per Scoto tutta la realtà è riconducibile alla natura, intesa platonicamente come l’insieme dell’essere e del non essere. L’unità della natura si costituisce attraverso le sue determinazioni. La realtà creata è manifestazione e apparizione di Dio (teofania) che da Lui deriva e a Lui si riconduce. L’universo, teofania di Dio, da Lui deriva per partecipazione. Il mondo creato esiste in quanto a esso è partecipata la natura divina. Per Scoto da Dio si discende al mondo finito che torna circolarmente alla causa prima verso cui tende in forza della partecipazione. Dio, prima natura, crea e non è creata. Di Lui partecipa la seconda natura, il Verbo creato e creante. La terza natura è il mondo, creato e non creante, che ha al suo centro l’uomo, fucina di ogni cosa. L’uomo è in posizione intermedia fra il mondo sensibile e quello spirituale ed è in grado di comprendere entrambi dal momento che partecipa di essi. La quarta natura non creata e non creante è Dio inteso come fine ultimo a cui tutta la realtà tende e ritorna.
Bibliografia: PERONE-FERRETTI-CIANCIO “STORIA DEL PENSIERO FILOSOFICO”
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